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Il Biotestamento è legge: via al diritto di scegliere

Il Biotestamento è legge: via al diritto di scegliere

Disposizioni anticipate di trattamento (Dat).

Hanno votato a favore PD, M5S, Liberi e uguali, Ala, Autonomie e alcuni senatori del Gruppo Misto. D'ora in poi, nel pieno rispetto della Costituzione, ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso dato. Le Dat sono sempre revocabili e sempre vincolanti per il medico, il quale è, ovviamente, esonerato da responsabilità civili e penali.

La morte di Piergiorgio Welby, quella di Eluana Englaro o quella più recente di Dj Fabo sono solo le storie più famose, ma ogni anno molte persone, in seguito a malattie o incidenti, rimangono in stato vegetativo senza la possibilità di decidere se porre fine alla propria sofferenza.

Ogni trattamento sanitario deve essere iniziato o proseguito solo se c'è un consenso informato tra medico e paziente che deve essere scritto o videoregistrato.

Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. Al contrario, la sospensione delle cure - intesa come eutanasia passiva - costituisce un diritto inviolabile in base all'articolo 32 della Costituzione in base al quale: 'Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Le disposizioni, però, possono esser disattese dal medico quando queste sono "palesemente incongrue", non corrispondano alla situazione clinica del malato, o siano sopraggiunte terapie - non prevedibili al momento di compilazione delle Dat - tali da offrire "concrete possibilità di miglioramento della vita" del malato. Le Dat dovranno essere redatte per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Adesso, anche noi italiani, abbiamo una legge che regola il fine-vita, una legge che permette una dichiarazione anticipata di trattamento, un documento che ratifica una volontà, espressa in condizione di lucidità mentale, riguardante terapie e trattamenti sanitari cui ci si intende (o non ci si intende) sottoporre qualora non si fosse più in grado di esprimere il proprio consenso. In caso di emergenza o di urgenza, precisa inoltre il ddl, 'la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni'. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. In questi casi, o se il fiduciario dovesse morire o divenire incapace di intendere e di volere, le Dat mantengono efficacia in merito alle convinzioni e preferenze del paziente.

Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l'erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38. E' una legge che punta a riconoscere e rafforzare la dignità della persona in quella fase della vita che si appresta verso la fine, creando condizioni di inabilità insopportabili e irreversibili. Mentre per coloro che fruiscono dell'amministratore di sostegno dipenderà da caso a caso. "Finalmente è arrivata. È una legge di civiltà".

Più critico il capogruppo in Consiglio comunale Antonio Agazzi: "Non sono affatto sicuro che la fretta pre elettorale del Parlamento in uscita sia amica del bene, ovvero che si sia varata una buona legge; penso, anzi, che avesse bisogno di modifiche che l'accelerazione intervenuta non ha consentito".

L'articolo 2 della legge si occupa dei malati terminali e stabilisce che il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati.

La legge non introduce né l'eutanasia né il suicidio assistito.

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